Si profila una crisi energetica globale mentre l'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e lancia una massiccia offensiva nel Golfo.
L'Iran intensifica il conflitto regionale chiudendo lo Stretto di Hormuz e attaccando cinque nazioni del Golfo, in seguito alle intense campagne di bombardamento statunitensi. Leggi l'analisi completa.

Una regione sull'orlo del baratro: l'Iran intensifica il conflitto nel Golfo
Il Medio Oriente è entrato in una nuova fase di conflitto instabile, con l'Iran che ha lanciato una serie di attacchi coordinati con missili e droni contro cinque nazioni del Golfo e ha dichiarato chiuso lo strategico Stretto di Hormuz. Questa manovra aggressiva segue una devastante terza ondata di attacchi aerei statunitensi in una sola settimana, segnando il totale collasso dei fragili sforzi diplomatici che avevano brevemente tentato di stabilizzare la regione.
Teheran ha confermato attacchi contro infrastrutture militari in Bahrein, Kuwait, Giordania, Qatar e Oman. La leadership iraniana descrive queste operazioni come una risposta diretta ai bombardamenti statunitensi mirati alle città lungo la costa meridionale dell'Iran. Questa spirale di violenza sottolinea la precarietà della sicurezza regionale e l'alta posta in gioco dell'attuale confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
La chiusura dello Stretto di Hormuz: una minaccia economica globale
Con una mossa che ha scosso i mercati energetici globali, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha annunciato la chiusura a tempo indeterminato dello Stretto di Hormuz. Questo stretto braccio di mare è il punto di strozzatura più critico al mondo per il transito del petrolio, facilitando circa il 20% del flusso globale di energia. L'Iran giustifica la chiusura accusando gli Stati Uniti di aver violato un Memorandum d'Intesa (MoU) firmato solo il mese scorso.
La tensione ha raggiunto il culmine quando l'Iran ha aperto il fuoco contro navi commerciali, tra cui una petroliera di GNL del Qatar, affermando che le navi stavano utilizzando "rotte non approvate". Teheran insiste sul fatto che debbano essere utilizzate solo le rotte approvate dall'Iran e dall'Oman, un'affermazione respinta dagli Stati Uniti e dalle nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), che sostengono che la libertà di navigazione sia un diritto fondamentale ai sensi del diritto internazionale.
Risposta militare statunitense: indebolire le capacità iraniane
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dettagliato una massiccia campagna volta a responsabilizzare le forze iraniane. Nel corso di tre notti, gli Stati Uniti hanno colpito più di 300 obiettivi. Il terzo e più intenso round si è concentrato su 140 obiettivi militari, tra cui installazioni radar, siti di lancio di droni, depositi di munizioni e reti di sorveglianza costiera.
L'obiettivo degli Stati Uniti, secondo il CENTCOM, è quello di "indebolire la capacità dell'Iran di attaccare i marinai civili". Sono stati segnalati attacchi nella provincia occidentale del Lorestan e nella provincia costiera meridionale di Bushehr, colpendo città come Asaluyeh e Tangestan. Questi attacchi seguono la morte del defunto leader supremo Ayatollah Ali Khamenei a febbraio, che è servita da catalizzatore principale per l'attuale ciclo di vendetta.
Analisi dettagliata degli attacchi iraniani per nazione
Gli attacchi di rappresaglia dell'Iran hanno preso di mira proprio le infrastrutture che consentono agli Stati Uniti di mantenere una presenza militare nella regione:
- Oman: Un attacco a sorpresa ha preso di mira le piattaforme logistiche e di rifornimento nel porto di Duqm, fondamentali per le portaerei statunitensi.
- Qatar: Missili balistici hanno preso di mira la base aerea di Al Udeid, distruggendo, secondo quanto riferito, un centro di manutenzione di aerei da combattimento e un centro di comando e controllo.
- Kuwait: Droni esplosivi sono stati impiegati contro i sistemi di difesa aerea Patriot e i siti radar militari statunitensi.
- Bahrain: Ondate di droni si sono concentrate su infrastrutture critiche Sistemi di comunicazione e sorveglianza statunitensi.
- Giordania: La base aerea Prince Hassan è stata colpita da missili balistici, che hanno preso di mira in particolare gli hangar che ospitavano i droni MQ-9 Reaper.
Fallimento diplomatico e la strada da percorrere
L'attuale crisi rappresenta un fallimento del Memorandum d'intesa firmato a giugno. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha dichiarato che "l'era degli accordi unilaterali è finita", segnalando un passaggio a una posizione più aggressiva. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficialmente dichiarato la fine del cessate il fuoco, citando l'aggressione iraniana nello Stretto.
Nonostante la violenza, rimangono stretti canali di comunicazione. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha recentemente visitato l'Oman per discutere la gestione dello Stretto, sebbene questi colloqui sembrino secondari rispetto agli immediati imperativi militari di entrambe le parti. Mentre le nazioni del Golfo innalzano i livelli di allerta per la sicurezza e le sirene antiaeree risuonano da Doha a Manama, il mondo osserva con attenzione per vedere se questa escalation porterà a una guerra regionale su vasta scala o a un ritorno forzato al tavolo dei negoziati.