L'amministrazione Trump lancia un'aggressiva campagna per "disattivare" la Corte penale internazionale.

L'amministrazione Trump, guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio, promette di "disattivare sistematicamente" la Corte penale internazionale attraverso sanzioni e pressioni diplomatiche.

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Staff Writer
Pubblicato il 13/07/2026 19:46
L'amministrazione Trump lancia un'aggressiva campagna per "disattivare" la Corte penale internazionale.

Un nuovo fronte nella battaglia per la giurisdizione globale

L'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha intensificato drasticamente il suo confronto con la Corte penale internazionale (CPI), svelando una risposta strategica "che coinvolge l'intero governo" e che mira a neutralizzare sistematicamente il tribunale con sede all'Aia.

Con un attacco coordinato che ha coinvolto un comunicato stampa del Dipartimento di Stato, una dichiarazione video incisiva del Segretario di Stato Marco Rubio e un editoriale di alto profilo sul Wall Street Journal, il governo degli Stati Uniti ha segnalato la sua intenzione di neutralizzare la minaccia percepita della Corte alla sovranità americana.

Questa offensiva rappresenta un significativo irrigidimento della politica estera statunitense, che passa dalla semplice opposizione a una campagna attiva per smantellare la capacità operativa della più alta corte del mondo di perseguire crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità.

La retorica della "risolutezza americana"

Il Segretario di Stato Marco Rubio non ha usato mezzi termini nel suo discorso, inquadrando le attività della CPI non come procedimenti legali, ma come un atto di aggressione. Rubio ha accusato la corte di "dichiarare guerra" agli Stati Uniti, affermando che il tribunale usa "statuti, accordi e la forza del cosiddetto diritto internazionale" come armi per minare i sistemi politici e giuridici statunitensi.

"Se credono di poterci privare della nostra sovranità, insegneremo loro il vero significato della risolutezza americana", ha dichiarato Rubio, suggerendo che l'amministrazione considera qualsiasi tentativo di ritenere il personale statunitense responsabile ai sensi del diritto internazionale come un'intollerabile violazione dell'indipendenza nazionale.

Leve strategiche e potenziali sanzioni

Sebbene il Dipartimento di Stato non abbia ancora dettagliato ogni mossa tattica, le "azioni in esame" delineano un approccio multiforme per costringere la CPI e i suoi sostenitori:

  • Pressione diplomatica sugli alleati: Gli Stati Uniti stanno esortando i paesi che si affidano alle partnership militari e di polizia americane a respingere esplicitamente l'autorità della CPI di perseguire i cittadini statunitensi. funzionari.
  • Assistenza condizionata: L'amministrazione ha segnalato un "maggiore controllo" per le nazioni che continuano a riconoscere la giurisdizione della CPI pur ricevendo contemporaneamente aiuti esteri o assistenza alla sicurezza dagli Stati Uniti.
  • Sanzioni mirate: Gli Stati Uniti prevedono di ampliare l'uso di sanzioni e divieti di viaggio contro il personale della CPI e le organizzazioni affiliate per i diritti umani che forniscono prove alla Corte.

L'attrito legale: lo Statuto di Roma

Il nucleo del conflitto risiede nello Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la CPI nel 2002. Gli Stati Uniti non sono firmatari dello statuto, il che significa che non hanno formalmente acconsentito alla giurisdizione della Corte. Tuttavia, la CPI sostiene di poter indagare sui crimini commessi sul territorio degli Stati membri, anche se l'accusato è cittadino di uno Stato non membro come gli Stati Uniti.

Questo ha portato a tensioni di lunga data sulle indagini sui presunti crimini di guerra in Afghanistan e, più recentemente, sulle indagini relative ad azioni che coinvolgono gli alleati degli Stati Uniti, in particolare Israele. Sebbene l'amministrazione Biden abbia precedentemente revocato le sanzioni imposte da Trump durante il suo primo mandato, la fondamentale opposizione degli Stati Uniti alla giurisdizione della Corte è rimasta una costante attraverso le amministrazioni.

Analisi degli esperti: perché ora?

Gli esperti di diritto internazionale si interrogano sulla tempistica di questa improvvisa escalation. William Schabas, professore di diritto internazionale alla Middlesex University di Londra, ha osservato che la Corte penale internazionale (CPI) non ha intrapreso azioni dirette contro gli Stati Uniti dal gennaio 2025. Suggerisce che l'amministrazione Trump potrebbe agire in modo preventivo, ipotizzando potenziali indagini future sugli attacchi militari statunitensi nei Caraibi, sul conflitto con l'Iran o sul controverso rapimento del leader venezuelano Nicolas Maduro. Schabas ipotizza inoltre che gli Stati Uniti potrebbero percepire un momento di debolezza. Con la CPI attualmente alle prese con scandali interni che coinvolgono il procuratore capo Karim Khan, l'amministrazione potrebbe credere che il tribunale sia vulnerabile a un "colpo mortale". Al contrario, Raed Jarrar dell'organizzazione per i diritti umani DAWN avverte che questa campagna non riguarda solo la CPI, ma lo smantellamento dell'"ordine internazionale basato sulle regole" per garantire che le nazioni più potenti rimangano al di sopra della legge.

Fonte: www.aljazeera.com

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