La rischiosa strategia di Apple: le RAM cinesi potrebbero risolvere la carenza di memoria?
Apple sta testando memorie DRAM prodotte in Cina per contrastare l'impennata dei costi della memoria, ma questo cambiamento potrebbe non comportare una riduzione dei prezzi per i consumatori globali nel contesto della crisi in corso, nota come "RAMageddon".

Mentre l'industria è alle prese con il persistente "RAMageddon" globale, una crisi caratterizzata dall'impennata dei prezzi delle memorie, Apple starebbe esplorando una soluzione controversa per mitigare l'aumento dei costi hardware. Secondo recenti indiscrezioni, il gigante tecnologico starebbe testando attivamente chip di memoria ad accesso casuale dinamica (DRAM) di produttori cinesi, in particolare ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC).
La ricerca di una fornitura alternativa
Attualmente, il mercato globale delle DRAM è fortemente concentrato, con circa il 90% dell'offerta controllata da tre giganti del settore: Samsung, SK Hynix e Micron. Questo elevato livello di concentrazione del mercato rende produttori come Apple vulnerabili alla volatilità dei prezzi.
Integrando potenzialmente i chip di CXMT e YMTC, Apple punta a diversificare la propria catena di approvvigionamento e ad alleviare parte dell'onere finanziario causato dall'aumento dei costi della memoria, che si prevede farà lievitare il prezzo dei prossimi dispositivi di punta, incluso l'attesissimo iPhone 18 Pro Max.Il filo del rasoio politico
Tuttavia, questa mossa è irta di rischi geopolitici. Sia CXMT che YMTC compaiono negli elenchi del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti come "aziende militari cinesi". Sebbene intrattenere rapporti commerciali con queste entità non sia illegale, comporta un rischio significativo di intenso controllo normativo e ripercussioni politiche. Nel tentativo di gestire questa situazione, Apple avrebbe avviato un'attività di lobbying a Washington per mitigare un potenziale intervento governativo. L'amministratore delegato uscente Tim Cook ha segnalato pubblicamente che tutte le strade devono essere esplorate per affrontare la crisi di memoria in corso, suggerendo che l'azienda è pronta ad affrontare le difficoltà se ciò significa stabilizzare i costi dei componenti.
Cosa significa questo per i consumatori
Per il consumatore medio, è improbabile che questa svolta si traduca in prezzi al dettaglio più bassi. L'obiettivo principale è affrontare la carenza di offerta nell'enorme mercato cinese, dove Apple deteneva una quota del 25% dopo il lancio dell'iPhone 17. Utilizzando RAM prodotta in Cina per i dispositivi destinati al mercato cinese, Apple crea di fatto un ciclo di fornitura isolato, che riduce la pressione sulla domanda globale.
In particolare, gli esperti del settore osservano che l'enorme consumo di chip di memoria da parte dei data center per l'intelligenza artificiale probabilmente manterrà i prezzi elevati nel prossimo futuro. Inoltre, poiché le aziende cinesi attualmente dominano il loro mercato interno, è improbabile che altre aziende internazionali siano in grado di replicare la strategia di Apple su larga scala.
In definitiva, sebbene la mossa di Apple possa aiutare l'azienda a gestire i propri profitti, non rappresenta la soluzione miracolosa alla crisi globale della memoria che alcuni avrebbero sperato.