Il primo ministro iracheno Al-Zaidi cerca una svolta strategica in campo economico durante un'importante visita negli Stati Uniti.
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi si reca negli Stati Uniti per perseguire una partnership economica strategica e incrementare la produzione energetica, dovendo al contempo gestire la complessa influenza sulla sicurezza esercitata dalle milizie sostenute dall'Iran.

Una svolta economica strategica
Il Primo Ministro iracheno Ali al-Zaidi ha intrapreso un'importante missione diplomatica a Washington, D.C., la sua prima visita ufficiale all'estero da quando ha assunto l'incarico nel maggio 2026. Accompagnato da un'ampia delegazione di oltre 70 funzionari, tra cui i vertici della banca centrale e i principali ministri del governo, al-Zaidi mira a trasformare la relazione tra l'Iraq e gli Stati Uniti, passando da un rapporto definito dalla gestione delle crisi a una partnership economica strategica sostenibile e a lungo termine.
Sicurezza energetica e infrastrutture
Uno dei temi principali dei colloqui riguarda il settore energetico, fondamentale per la stabilità economica dell'Iraq. Di fronte alla recente vulnerabilità dello Stretto di Hormuz, una vitale via di esportazione attraverso la quale transita circa il 90% dei 3,4 milioni di barili di petrolio iracheni al giorno, Baghdad sta cercando la cooperazione degli Stati Uniti per diversificare le proprie capacità di esportazione. La proposta include la creazione di un fondo per l'energia e lo sviluppo, con l'obiettivo di incrementare la produzione petrolifera dagli attuali 4,5 milioni di barili al giorno a 7 milioni entro tre anni. Anche il sostegno finanziario del FMI è all'ordine del giorno, con l'Iraq che starebbe valutando un prestito fino a 8 miliardi di dollari per stabilizzare la propria economia.
Il dilemma sicurezza-economia
Sebbene l'agenda economica sia solida, la visita è oscurata dal complesso panorama della sicurezza in Iraq. Washington dovrebbe fare pressione sul governo iracheno in merito all'influenza delle milizie filo-iraniane e alla continua sfida di portare tutte le fazioni armate sotto il controllo statale.
La "Resistenza islamica in Iraq" ha già segnalato la sua opposizione al viaggio, esprimendo la preoccupazione che l'attenzione sui legami economici possa portare a una diversa forma di "occupazione economica".Un cammino sul filo del rasoio per Al-Zaidi
Gli esperti suggeriscono che il successo della missione di Al-Zaidi dipenda dalla sua capacità di convincere gli Stati Uniti che l'Iraq può fornire un ambiente di investimento stabile e sicuro. Con l'avvicinarsi della scadenza del 30 settembre per il ritiro delle forze combattenti a guida statunitense, il leader iracheno si trova ad affrontare il compito quasi impossibile di bilanciare le relazioni tra Washington e Teheran. Con poco margine di manovra, gli analisti ritengono che questa visita servirà come test definitivo per capire se l'Iraq riuscirà a ridefinire con successo la sua traiettoria bilaterale o se rimarrà intrappolato in una sfera di influenza regionale divisa.