I tuoi dati di geolocalizzazione sono ora protetti dalla Costituzione: la Corte Suprema limita i mandati di geofencing
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i dati di geolocalizzazione degli smartphone sono protetti dal Quarto Emendamento, limitando la portata dei mandati di perquisizione basati sulla geolocalizzazione.

Un importante cambiamento nella privacy digitale
Con una storica decisione di 6 voti contro 3, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i dati di geolocalizzazione generati dagli smartphone sono ora ufficialmente protetti dal Quarto Emendamento. Questa sentenza rappresenta un importante freno per le forze dell'ordine, limitando l'uso di ampi "mandati di geofencing" che in precedenza consentivano alla polizia di tracciare i movimenti degli individui nelle vicinanze di una scena del crimine senza una probabile causa individuale.
Cosa sono i mandati di geofencing?
I mandati di geofencing funzionano come una rete digitale. Consentono alle autorità di richiedere dati alle aziende tecnologiche, come Google, per identificare tutti i dispositivi che erano presenti in una specifica area geografica durante un determinato periodo di tempo. Questa pratica ha acquisito notorietà nel 2019 durante un'indagine su una rapina in banca in Virginia. In quel caso, la polizia ha utilizzato un mandato di questo tipo per ottenere dati da 19 dispositivi, restringendo il campo a nove sospetti e identificando infine un colpevole. Sebbene questo metodo abbia portato con successo a un arresto, ha sollevato serie preoccupazioni sulla privacy di persone innocenti i cui dati sono stati raccolti nel processo.
La svolta legale
La sentenza della Corte Suprema chiarisce che l'accesso a dati di localizzazione storici così dettagliati costituisce una "perquisizione" ai sensi della Costituzione. Il governo aveva sostenuto che, poiché questi dati rappresentano un'istantanea limitata di un determinato momento, non dovrebbero richiedere lo stesso livello di protezione di comunicazioni private più intime. La Corte ha respinto questa logica, stabilendo che la profondità e l'ampiezza dei moderni dati di localizzazione sono sufficienti a giustificare le protezioni del Quarto Emendamento.
Cosa significa questo per te
Questa sentenza non vieta completamente l'uso dei mandati, ma impone un ritorno ai requisiti costituzionali tradizionali. Le forze dell'ordine devono ora dimostrare la "ragionevole probabilità" - lo stesso standard richiesto per una perquisizione domiciliare - prima di poter obbligare le aziende tecnologiche a consegnare la cronologia privata della posizione degli utenti. In futuro, la polizia dovrà fornire una giustificazione dettagliata e specifica per le proprie richieste, rendendo il processo più rigoroso e trasparente.
Questa decisione si applica a tutte le principali piattaforme tecnologiche, non solo a quelle che operano su Android, garantendo che la cronologia delle posizioni su iPhone e altri dispositivi goda di pari dignità costituzionale. Il caso che ha portato a questa sentenza è stato rinviato ai tribunali di grado inferiore per determinare se il mandato originale soddisfi questo nuovo standard di probabile causa.