Gli Stati Uniti rafforzano il blocco navale contro l'Iran e intensificano gli attacchi aerei mentre l'accordo di pace sta fallendo.
Gli Stati Uniti hanno reintrodotto il blocco navale sui porti iraniani e lanciato attacchi su vasta scala ad Abadan e Bandar Abbas, ponendo di fatto fine all'accordo di pace provvisorio con l'Iran.

Una svolta strategica verso un conflitto aperto
Il panorama geopolitico del Medio Oriente è cambiato violentemente con la reintroduzione ufficiale da parte degli Stati Uniti di un blocco navale globale sui porti iraniani. Questa mossa, in vigore dalle 20:00 GMT di martedì, segna una grave escalation in un rapporto in rapido deterioramento tra Washington e Teheran, segnalando la probabile fine del fragile accordo di pace provvisorio firmato a giugno.
Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi (CENTCOM) ha confermato che il blocco prende di mira tutte le navi in transito da e verso le aree costiere e i porti iraniani. Questa manovra strategica è progettata per isolare l'economia iraniana e limitare il movimento di risorse militari, trasformando di fatto il Golfo Persico in una zona di alta tensione per il controllo del territorio.
Un'ondata di attacchi cinetici
Contemporaneamente al blocco, il CENTCOM ha lanciato una serie di attacchi aerei mirati.
Secondo funzionari statunitensi, queste operazioni hanno lo scopo di "indebolire le capacità iraniane", in particolare quelle utilizzate per molestare o attaccare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz, uno dei punti di strozzatura più vitali al mondo per il transito del petrolio.
L'entità dell'intervento è stata diffusa. I media statali iraniani hanno riportato attacchi che hanno colpito la città di Abadan, sede della più antica raffineria di petrolio del Medio Oriente, nonché la strategica città portuale di Mahshahr, l'isola di Qeshm e l'isola di Kish. Questi attacchi seguono una precedente ondata di attacchi di lunedì sera che hanno preso di mira Bushehr e Bandar Abbas, indicando uno sforzo sistematico degli Stati Uniti per neutralizzare le infrastrutture marittime ed energetiche iraniane.
Ricaduta regionale e rappresaglia iraniana
L'Iran non è rimasto passivo. In una serie di attacchi di rappresaglia, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha ammesso di aver messo fuori uso due superpetroliere nelle acque dell'Oman, affermando che le navi avevano ignorato ripetuti avvertimenti. Un membro dell'equipaggio sarebbe rimasto ucciso nell'incontro, alimentando le preoccupazioni sulla sicurezza dei marittimi internazionali.
Il conflitto si è rapidamente esteso oltre i confini dell'Iran. Attacchi iraniani di rappresaglia sono stati segnalati in Kuwait, Giordania e Bahrein. Il Bahrein, che ospita un'importante base navale statunitense, ha confermato di aver respinto con successo un attacco aereo, mentre le forze kuwaitiane hanno riferito di aver ingaggiato bersagli aerei "ostili" durante l'escalation di martedì sera.
Il crollo della diplomazia
L'attuale violenza sembra essere il colpo di grazia per il Memorandum d'intesa (MoU) firmato il 17 giugno. Il presidente Trump, parlando dalla Casa Bianca, ha affermato che l'Iran "ha sparato per primo", definendo l'attuale risposta militare statunitense una correzione necessaria. Con un notevole cambio di strategia economica, Trump ha annunciato di voler abbandonare la proposta di una "tassa di rimborso" del 20% per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, sostituendola con una serie di accordi commerciali e di investimento con gli alleati del Golfo. Da Teheran, la risposta è stata di sfida. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha accusato gli Stati Uniti di aver distrutto unilateralmente il Memorandum d'intesa e di aver violato ogni obbligo previsto dall'accordo. Gharibabadi ha avvertito che gli Stati Uniti si sbagliano se credono che un blocco navale costringerà l'Iran a tornare al tavolo dei negoziati, affermando che l'Iran non si sente più vincolato dai termini del defunto accordo di pace. Analisi degli esperti: una scommessa pericolosa. Analisti militari e politici avvertono che la regione sta entrando in un periodo di "persistente guerra a bassa intensità" che potrebbe facilmente degenerare in un conflitto regionale su vasta scala. Alex Vatanka del Middle East Institute suggerisce che l'amministrazione Trump stia puntando su una strategia di "massima pressione" per costringere l'Iran a fare concessioni. Tuttavia, avverte che si tratta di una scommessa ad alto rischio, poiché l'Iran ha una tendenza storica a rispondere alle pressioni con un'escalation piuttosto che con la resa. Mentre l'Agenzia marittima internazionale chiede la fine del "ciclo di escalation", il mondo osserva lo Stretto di Hormuz, dove la minaccia di una crisi energetica globale incombe su ogni avvertimento mancato e su ogni drone intercettato.