Escalation calcolata: perché l'Iran prende di mira gli Stati del Golfo evitando le risorse navali statunitensi.

Analisi dei motivi per cui l'Iran prende di mira le infrastrutture civili e militari negli stati del Golfo, evitando al contempo lo scontro diretto con le risorse navali statunitensi e con Israele.

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Staff Writer
Pubblicato il 20/07/2026 13:43
Escalation calcolata: perché l'Iran prende di mira gli Stati del Golfo evitando le risorse navali statunitensi.

Un complesso gioco di scacchi geopolitico

Con l'intensificarsi del confronto militare tra Stati Uniti e Iran, è emerso uno schema sorprendente negli attacchi di rappresaglia di Teheran. Mentre gli Stati Uniti hanno preso di mira infrastrutture iraniane critiche, tra cui stazioni ferroviarie, centrali elettriche e reti di telecomunicazioni, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha spostato la sua attenzione su obiettivi civili e militari negli stati del Golfo e in Giordania, evitando in modo evidente il coinvolgimento diretto con le risorse navali statunitensi e Israele.

Analisti militari e politici suggeriscono che non si tratti di una selezione casuale di obiettivi, ma piuttosto di una strategia calcolata, progettata per esercitare la massima pressione politica sull'amministrazione Trump senza innescare una guerra regionale su vasta scala che potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza del regime iraniano.

La logica dell'evitamento: perché le risorse navali statunitensi sono off-limits

La decisione di risparmiare le portaerei e i cacciatorpediniere statunitensi è radicata sia nel pragmatismo militare che nella paura politica.

Il generale di brigata libanese in pensione Elias Hanna osserva che colpire obiettivi navali provocherebbe quasi certamente una risposta "devastante" da parte degli Stati Uniti. Oltre al rischio di escalation, gli obiettivi navali sono tra i più difficili da colpire a causa dei loro sofisticati sistemi di difesa aerea multistrato.

Il professor Abdullah al-Shayji dell'Università del Kuwait sostiene inoltre che Teheran è perfettamente consapevole delle letali capacità delle portaerei USS George W. Bush e USS Abraham Lincoln, di stanza entro 150 km dalla costa iraniana. Per l'Iran, il costo dell'uccisione anche di un solo militare statunitense attualmente supera qualsiasi presunto vantaggio strategico, il che li porta ad evitare le "porte dell'inferno" che uno scontro navale diretto aprirebbe.

La strategia della "pressione per procura": colpire il Golfo

Se gli Stati Uniti sono l'avversario principale, perché Kuwait, Bahrein e Giordania stanno subendo il peso maggiore dei missili? Teheran giustifica questi attacchi affermando che le operazioni statunitensi vengono lanciate da basi militari all'interno di questi paesi. La professoressa Atifeh Taghiani dell'Università di Teheran sostiene che il diritto internazionale consente la rappresaglia contro qualsiasi territorio utilizzato per lanciare attacchi. Tuttavia, i critici respingono questa narrazione come propaganda obsoleta. Al-Shayji sottolinea che la maggior parte degli attacchi statunitensi attuali proviene da portaerei in acque internazionali, non da basi del Golfo. Gli analisti ritengono invece che l'Iran stia usando questi stati vicini come leva, sperando che la pressione diplomatica ed economica sui governi del Golfo li costringa a persuadere Washington a cessare le ostilità. Costi umanitari e ricadute regionali La strategia ha un lato oscuro: il colpire le infrastrutture civili. Durante il picco del caldo estivo, gli attacchi iraniani hanno colpito impianti di desalinizzazione dell'acqua in Kuwait. Poiché queste popolazioni dipendono fortemente dall'acqua desalinizzata, tali attacchi sono visti dai critici come un tentativo deliberato di rendere insopportabile la vita dei civili per raggiungere obiettivi politici.

Questo approccio sta ulteriormente isolando l'Iran. Attaccando paesi come il Kuwait, che storicamente è stato tra i più contrari alla normalizzazione dei rapporti con Israele, Teheran sta erodendo la sua residua credibilità regionale e spingendo gli stati del Golfo a cercare nuovi quadri di sicurezza che riducano la loro dipendenza dalla protezione statunitense.

Prospettive strategiche: un fragile equilibrio

Il conflitto, scoppiato alla fine di febbraio in seguito agli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele, rimane in uno stato di precaria tensione. Nonostante un memorandum d'intesa firmato a giugno per estendere il cessate il fuoco, entrambe le parti continuano ad accusarsi a vicenda di violazioni.

A complicare ulteriormente la situazione è il comportamento degli alleati dell'Iran. Gli Houthi in Yemen sono rimasti in gran parte ai margini per evitare le catastrofiche perdite che Hezbollah sta attualmente subendo in Libano. Questa mancanza di sostegno regionale aumenta la pressione su Teheran, costringendola a fare affidamento su un'equazione di deterrenza unilaterale in cui colpisce obiettivi più facili per salvare la faccia a livello interno, evitando al contempo una guerra diretta con una superpotenza.

Fonte: www.aljazeera.com

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