"È terrificante": Hideo Kojima mette in guardia l'industria dopo la scioccante decisione di PlayStation di abbandonare i supporti fisici.
Hideo Kojima avverte che la mossa di PlayStation di abbandonare i supporti fisici entro il 2028 è "terrificante", citando la perdita di proprietà e la scomparsa di P.T.

Un cambiamento epocale nella distribuzione dei videogiochi
La comunità videoludica è attualmente in subbuglio a seguito di un annuncio bomba da parte di Sony PlayStation. Il gigante tecnologico ha segnalato la sua intenzione di abbandonare i supporti fisici entro il 2028, virando verso un ecosistema completamente digitale. Sebbene i download digitali siano stati la norma per anni, la completa eliminazione dei dischi segna la fine definitiva di un'era di possesso fisico. Questa mossa ha scatenato una tempesta di polemiche, portando a una diffusa rabbia tra i giocatori, petizioni online e persino a dibattiti politici in paesi come la Francia.
In mezzo a questo tumulto, una delle figure più influenti nella storia dei videogiochi, Hideo Kojima, si è fatto avanti per esprimere le sue profonde preoccupazioni.
Il visionario creatore di Metal Gear Solid e Death Stranding, noto per il suo profondo apprezzamento per l'arte e gli oggetti da collezione, ha descritto la traiettoria del settore come a dir poco "terrificante".
L'illusione della proprietà in un mondo in streaming
Intervenendo all'evento 'Il Cinema in Piazza' in Italia, Kojima ha condiviso il suo attaccamento personale ai formati fisici. Ha rivelato di continuare a collezionare Blu-ray e CD proprio per assicurarsi di possedere le opere che ama. Ha sostenuto che esiste una differenza fondamentale tra un download digitale, in cui i dati risiedono su un disco rigido locale, e l'imminente passaggio allo streaming in cloud.
Kojima ha paragonato il futuro del gaming a piattaforme come Netflix e Amazon, descrivendo il modello attuale come un "rubinetto" che il fornitore può chiudere in qualsiasi momento. "In realtà non possediamo i dati; abbiamo semplicemente il diritto di accedervi tramite un abbonamento", ha osservato Kojima. Ha avvertito che questa vulnerabilità è aggravata dall'instabilità politica globale e dalle diverse leggi regionali. Se un server viene chiuso o si verifica un cambiamento politico, l'accesso a quelle librerie digitali potrebbe svanire all'istante.
"Se ciò accade, non sarete più in grado di guardare i film o giocare ai giochi che amate. Questo è ciò che è terrificante", ha concluso, avvertendo che la tendenza che PlayStation sta guidando nel 2028 potrebbe presto infiltrarsi nell'industria cinematografica, cancellando il patrimonio culturale nel processo.
Il fantasma di P.T.: una lezione sulla fragilità digitale
Gli avvertimenti di Kojima non sono meramente teorici; nascono da un'esperienza personale. Gli utenti dei social media si sono affrettati a ricordare al pubblico il destino di P.T., il leggendario teaser giocabile del cancellato Silent Hills. Nonostante il suo status di una delle esperienze horror più influenti del decennio, P.T. è stato rimosso dal PlayStation Store in seguito a una rottura professionale tra Kojima e Konami.
Poiché l'esperienza esisteva esclusivamente come download digitale, è diventato praticamente impossibile per i nuovi giocatori accedervi una volta chiusi i server. La "cancellazione digitale" di P.T. rappresenta un triste esempio di ciò che potrebbe accadere a migliaia di titoli se i supporti fisici venissero completamente abbandonati. Quando un'azienda decide che un software non esiste più, di fatto scompare dalla storia a meno che un consumatore non possieda un disco fisico per conservarlo.
Un settore a un bivio
Mentre PlayStation rimane in silenzio di fronte alle crescenti critiche, il settore si trova a un bivio. Il passaggio al digitale offre comodità e costi di distribuzione inferiori per gli editori, ma priva il consumatore dell'autonomia e il collezionista della sua passione. Con l'allarme lanciato da Hideo Kojima, la conversazione si è spostata dalla semplice comodità a un dibattito più ampio sulla conservazione digitale e sul diritto fondamentale di possedere le opere d'arte che acquistiamo.